Polemiche sulla zona arancione - Pris

Duro attacco di Giovanni Lunardon e Pippo Rossetti, consiglieri regionali del Pd, sulla zona arancione

a Certosa e Rivarolo nel post Morandi: <Il bollettino della propaganda di Toti colpisce ancora. Questa volta tocca al Pris. Prima di fare alcune precisazioni, però, è evidente che i 7 milioni autorizzati dallo Sblocca Cantieri non sono sufficienti a dare un ristoro adeguato ai disagi degli abitanti della zona arancione. E invece di perdersi nella solita propaganda sarebbe utile che Comune e Regione tornassero a battere cassa presso il Governo, per chiedere più risorse, come meritano i cittadini che abitano nelle immediate adiacenze del cantiere.

Adesso mettiamo un po’ di puntini sulle “i”.

1) Sarebbe bene che Toti e Giamepdrone ricordassero che se oggi si può discutere di Pris a proposito della zona arancione questo lo si deve all’iniziativa dei gruppi di minoranza del Pd e del Movimento 5 Stelle, che hanno avanzato due proposte di legge, poi confluite in una unica, per inserire nel Pris il tema degli indennizzi di questi cittadini. Il presidente della Giunta e il suo assessore dovrebbero anche ricordare che erano contrari a questa ipotesi e che soltanto la presenza in Consiglio regionale dei comitati della zona arancione ha consentito di arrivare alla modifica del Pris, che oggi permette di erogare quelli che, ci auguriamo, saranno i primi ma non i definitivi contributi.

2) Dire che si arriva in fretta a corrispondere gli indennizzi della zona arancione è una presa per i fondelli, visto che la battaglia dei cittadini va avanti dall’indomani del crollo del ponte Morandi del 14 agosto scorso e che, per mesi, questa battaglia è stata colpevolmente ignorata da Regione, Comune e Governo.

3) La cosiddetta partecipazione all’individuazione dei criteri ha bellamente ignorato il ruolo fondamentale delle istituzioni più vicine ai cittadini: i Municipi. Nessuno dei tre Municipi interessati (Centro Ovest, Valpolcevera e Medio Ponente) è stato coinvolto. Non solo: neppure la struttura del Centro Ovest delegata a seguire le pratiche del crollo del ponte Morandi, l’Osservatorio, ha mai avuto modo di entrare nella discussione.

4) Inspiegabilmente l’unico criterio che è stato seguito per operare la zonizzazione è stato quello delle distanze dal cantiere, le cosiddette tre fasce da 55 metri l’una. Altri criteri proposti, per esempio dall’Osservatorio, come l’inquinamento acustico e l’inquinamento ambientale connessi al transito di mezzi pesanti da e per il cantiere, non sono mai stati tenuti in considerazione.

5) Infine è evidente che le risorse non sono sufficienti. Sette milioni divisi per 980 nuclei familiari fa 7 mila euro a famiglia: esattamente la metà di quanto chiesto dai comitati. Ma soprattutto è evidente che la prima fascia da 20 mila euro riguarda una minoranza dei nuclei familiari della zona arancione. La stragrande maggioranza della famiglie, grazie ai criteri appena definiti, otterrà indennizzi molto modesti. 

Prima di scatenare un’inutile e dannoso conflitto tra gli abitanti sarebbe opportuno che le istituzioni - Regione e Comune in primo luogo - decidessero di tornare alla carica con il Governo e di pretendere, a quasi un anno dalla caduta del Morandi, un indennizzo adeguato per i disagi prodotti da un cantiere i cui tempi di svolgimento sono tutt’altro che certi. Noi ci batteremo per questo>.

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