La campana delle chiese come bastione anti COVID19

La chiesa del Biscione a Marassi Alta, di Mater Ecclesiae

La chiesa del Biscione a Marassi Alta, di Mater Ecclesiae

Da quando il Covid-19 ha chiuso gli italiani a casa, la decisione di alcuni parroci (alcuni di essi morti tragicamente per il Coronavirus tra Bergamo, Brescia e Cremona) si è replicata per molte delle migliaia di campanili che punteggiano l’Italia, che siano monumenti storici o grigi pinnacoli di cemento. Tanti parroci da nord a sud della Penisola fanno suonare a orario – alle 12, alle 19, alle 21 – le campane delle loro chiese, chiamando alla preghiera da fermi, riunendo senza muovere nessuno, celebrando nello spirito il Sacramento che è stato sottratto al corpo, solo rispondendo a un segnale antico che la modernità ha derubricato a inevitabile “fastidio” domenicale. Così il campanile, da simbolo proverbiale dell’attaccamento miope e un po’ gretto alle cose del proprio territorio, sta riscoprendo una nuova dimensione. Non più ciascuno singolarmente bandiera “privata” di un villaggio isolato dagli altri, ma tutti i campanili insieme collegati come altrettante torrette di avvistamento, una rete ideale di rintocchi che ricordano alla gente della metropoli e dei paesini che in questa epoca di clausura domestica c’è un suono del cuore oltre a quello della tv.

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