Una domenica da reclusi in casa; fuori tutto blindato

Una pattuglia dei vigili urbani in zona Principe

Una pattuglia dei vigili urbani in zona Principe

Forse era dai tempi dei bombardamenti dei liberatori inglesi che Genova non era così deserta, nemmeno nelle alluvioni che l’hanno flagellata del 1970 e del 1992. Una domenica da nessuna persona in strada, al massimo si vedevano i volontari della protezione civile transennare le aree verdi, i parchi, le passeggiate a mare, le spiagge, le scogliere. Per il resto tabula rasa.
In via XX Settembre si odevano solo le prime rondini sui tetti dei palazzi in stile Liberty. Sbarrati i giardini dell’Acquasola. La spiaggia di Boccadasse quasi militarizzata, la vicina spiaggia di Vernazzola vista ad occhio dai militi. Nervi blindata da polizia e carabinieri, Via San Vincenzo malinconica, e via Sestri (aveva fatto scalpore la foto di nove giorni fa) ora tristemente serrata. Anche sulla passeggiata a mare di Pegli non si registra un’anima viva. Per avventurarsi al Righi, ad ogni curva ti imbatti in un auto delle forze dell’ordine.
I controlli dell’ordine partono in zona Principe. Tra Salita Oregina, via Giuseppe Avezzana e via del Lagaccio, staziona una auto dei vigili urbani che ferma ogni cittadino che passa a piedi, nel frattempo nella vicina via Sant’Ugo, ogni cinque minuti ecco transitare una auto della polizia, dei carabinieri o dei vigili urbani, od ancora della protezione civile che, col microfono annunciavano di stare barricati in casa. In contemporanea, due agenti della polizia, con mascherina e guantini, andavano a serrare i giardini Malinverni con lucchetto e catena, sgomberando sei genovesi che oziavano con i loro cani o stazionavano semplicemente.

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