Don Rinaldo: "Noi sacerdoti vicini agli anziani"

La chiesa della Consolazione, detta di Santa Rita dai genovesi, in via XX Settembre

La chiesa della Consolazione, detta di Santa Rita dai genovesi, in via XX Settembre

Continua il lavoro della nostra redazione nell’intervistare le persone, nella provincia di Genova, in prima linea in queste drammatiche settimane di Coronavirus. I sacerdoti e le suore stanno svolgendo un ruolo di primaria importanza, ne sono morti oltre 50 in Italia (in particolare in Lombardia, ma anche l’Emilia Romagna è colpita) nell’ultimo mese nella cura dei fedeli, tant’è i mass media continuano a non parlare del loro sacrificio.
Intervista di “Genovasi” a Don Rinaldo, parroco dal 2000 nella storica parrocchia di via Prè di San Sisto (nel cuore della Genova multietnica), prima insegnava religione.
Riguardo ai tanti sacerdoti morti in prima linea sul fronte del Covid19, don Rinaldo, con la sua proverbiale pacatezza, afferma: “Sono stati eroici, si sono prodigati verso gli altri, verso gli ultimi, come ci impone il Vangelo; noi facciamo parte della comune umanità, cerchiamo di essere più vicino possibile alle persone, è durissimo vivere nella solitudine, in particolare vedo gli anziani, il recuperare un briciolo di contatto li riporta alla normalità. A volte basta una semplice telefonata per queste persone sole”.
Si possono svolgere le Sante Messe senza i fedeli in chiesa?
“Vi è una disposizione dell’autorità della chiesa, di svolgere la Santa Messa sine populo, penso che non ci sia nessun problema a farla, magari con le persone che si conoscono, ma devono essere pochissimi i fedeli. L’ostia? La metto sul piattino, consacro l’ostia magna nel piattino, le metto a seconda di quante sono le persone presenti in parrocchia. Le prendono loro stessa l’ostia, i fedeli”.
Don Rinaldo, invece se un fedele volesse avvicinarsi alla Pasqua con la confessione?
“Le confessioni si possono fare a debita distanza, poi abbiamo la dispensa papale, con la confessione a tu per tu col Signore chiedendo perdono, ma appena la situazione si normalizzerà, ci si andrà a confessare. Quindi è arrivata la dispensa dell’Arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco”.
Come la vive un cattolico la Quaresima senza le Messe e la Via Crucis?
“Sappiamo cosa è il contagio, cosa sono i virus. La complessità della liturgia della Quaresima, come la Domenica delle Palme ed il triduo della Settimana Santa, non si potranno fare, se non tra noi sacerdoti. Purtroppo questo virus ha cambiato anche i ritmi della chiesa”.
I cittadini, anziché avvicinarsi alle chiese, ora vuote, le disertano in gran parte in questo momento drammatico.
“Alla domenica un po’ di persone arrivano, in settimana sono pochissimi i fedeli che si siedono sulle panche a pregare. Con i luoghi di culto aperti, la gente non entra in chiesa, eppure vi è la possibilità di pregare, e restano vuote.  Poi magari si lamentano se le vedono chiuse. Il problema è il nostro apostolato? Un motivo di riflettere per noi per correggere eventuali errori, perché il popolo non dimostra di avere un grande riferimento nella fede”.

Di Andrea Bazzurro

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