Bambini all’aperto, ennesimo pasticcio all’italiana

Una via Assarotti deserta, nel pieno centro di Genova

Una via Assarotti deserta, nel pieno centro di Genova

Zone rosse limitate, zone arancioni, zona rossa globale estesa a tutta Italia. E poi ancora fabbriche aperte, fabbriche chiuse, anzi no, arrivano i sindacati che bloccano tutto, ma quelle essenziali restano col portone aperto. E per non parlare del mondo della scuola e dello sport. Nel primo caso: promossi tutti, anzi, meglio tutti col 6, ma poi è meglio aspettare ancora un pochino, non si sa mai, lezioni on line, ma solo chi ha il wi fi ed il computer (e mettiamoci pure una buona connessione e l’aver scaricato un programma di chat multipla).
E lo sport? Qua rasentiamo il ridicolo, con la serie A e la serie B che si ostinano ancora a voler giocare (magari tra luglio ed agosto, tanto l’Europeo e le Olimpiadi sono state posticipate al 2021). E i dilettanti in preda allo sconforto più totale, tanto è ormai chiaro che i campionati giovanili, almeno, sono terminati.
Per non parlare delle ultime direttive sui bambini fuori casa. Dopo l’appello del sindaco di Milano e di 200 mila madri italiani (hanno firmato una petizione on line per chiedere almeno un’ora al giorno di permesso per far uscire i bambini), ecco una direttiva del Viminale di 48 ore fa che concedeva questo regalo (da primo di aprile anticipato?). Nemmeno il tempo di far passare 24 ore, che il Governo, per bocca di “Giuseppi”, effettuava una repentina retromarcia, spaventato dal pressing dei Governatori e degli scienziati, timorosi di un nuovo espandersi del contagio. Il Premier ribadiva che i bambini potevano solo accompagnare il genitore nell’effettuare la spesa. Già un primo passettino in avanti.
Nel frattempo, a Genova, non si vedevano bambini in giro. Solo pochissimi, e sempre uno, a dare conforto od buna mano a mamma o papà al super mercato. La prima boccata di aria aperta dopo tre settimane e mezze segregati in casa.

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