Maltempo, ennesimo disastro idrogeologico

“Ogni anno tra settembre e ottobre, puntualmente, la Liguria conta i danni da maltempo. Cui fa subito seguito la richiesta di stato di calamità naturale. Le chiamano “bombe d’acqua” ed “eventi meteorologici improvvisi”. Sbagliato: chiamateli con il loro nome, cioè cambiamenti climatici. Che, come ha ricordato il Ministro Costa, bussano alla porta del nostro Paese come previsto dagli scienziati dell’Ipcc, il braccio scientifico dell’Onu. Se a livello nazionale, a essere a rischio idrogeologico è il 79% del territorio, in Liguria la percentuale è totale: 100%”, dichiara la deputata M5S Leda Volpi. 

“Si poteva evitare l’ennesimo disastro? Ricordiamo a Toti che i presidenti delle Regioni, secondo la legge n.116 del 2014, sono competenti per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico. La salvaguardia del territorio dunque era un suo preciso compito. Che cosa ha fatto in questi 5 anni? Non troviamo pubblicato alcunché in merito alle messe in opera. Forse perché non le ha fatte”. 

“Abbiamo assistito a cinque anni di ulteriore immobilismo e non a scelte ambientali fatte secondo “scienza e coscienza”. Se le scelte di Regione fossero state orientate verso la prevenzione, infatti, oggi non faremmo l’ennesima conta dei danni”. 

“Di fronte all’evidente non fare di Toti, c'è chi invece fa per davvero. Il Governo ha sburocratizzato gli interventi di messa in sicurezza, accorciato i tempi di erogazione dei fondi, semplificato le procedure. Messi a sistema, sono 11 miliardi di euro per interventi infrastrutturali, di cui 7 per la prevenzione. L'ambiente deve essere la priorità e i soldi contro il dissesto ci sono. Spetta però agli amministratori regionali aiutare i Comuni a spenderli presentando progetti puntuali e fattivi”. 

“È compito delle Regioni - ricorda Volpi -, come ricordato da Costa, decidere la conformità dei progetti e valutare se ammetterli ai finanziamenti nazionali. Mentre però i Comuni grandi hanno le competenze e le risorse per la progettazione, quelli piccoli non le hanno e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Toti queste cose le sa da tempo ma preferisce guardare altrove e deridere grido di allarme degli ambientalisti, salvo poi convogliare un messaggio tutto personale. Ma il suo “fare ora” con i “tapulli” non risolve il “non fatto ieri”. 

“Auspichiamo che il prossimo quinquennio rappresenti la svolta. Gli strumenti per mettere in sicurezza i territori ci sono. Penso al piano di forestazione urbana: più alberi, più protezione del territorio. Alla manutenzione di strade e fiumi o alla rigenerazione urbana: città resilienti e territori protetti. E penso, soprattutto per il Ponente, alla necessità di mettere un freno ai criminali che saccheggiano e devastano l'ambiente. In questo solco, rientra il Ddl Terra Mia: una legge, pronta per essere discussa nel Consiglio dei Ministri, che individua nuove forme preventive per aggredire i criminali ambientali, inasprisce alcune sanzioni, si occupa dei roghi e del danno alla salute, equiparando l’ambiente al diritto dei minori e alla salute pubblica”, conclude Volpi.

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