Asl3 già nel caos, troppi contagiati nello sport

Una sede della Asl3 in via Canevari a Marassi

Una sede della Asl3 in via Canevari a Marassi

Basta effettuare un rapido giro di chiamate tra le società dilettantesche genovesi, e si capisce subito il momento drammatico in atto. Non si contano più bambini, ragazzi ed adulti contagiati, allenatori e dirigenti a casa con la febbre, per non parlare di classi in quarantena, varie leve in isolamento, eppure si continua a rincorrere il pallone. Ma di cosa stiamo parlando verrebbe da dire dopo i dati drammatici di oggi, dove nella sola area metropolitana genovese si registra il numero record di quasi 800 contagiati in un giorno, numeri biblici; quasi mille in 24 ore nella nostra piccola Liguria. In proporzione agli abitanti residenti, sono più spaventosi i nostri numeri che quelli della grande Lombardia.
E pensare che a marzo si interruppe tutto per molto meno. Eppure si va avanti e nei fine settimana inizieranno i campionati giovanili liguri delle categorie Juniores, Under 17, Under 16, Under 15 ed Under 14.
Ma in queste ultime settimane abbiamo seguito una sorta di stillicidio di responsabilità tra una Asl3 che in effetti non riesce più a stare dietro alle migliaia di chiamate, mail, segnalazioni da parte di privati e da parte di scuole e società sportivi, alle prese con una ondata di nuovi contagi. Le società dilettantistiche lamentano di scrivere mail, ma di non avere risposte certe, di un protocollo lacunoso, di genitori in ansia, presidenti nel panico più totale, di numeri di telefono sui quali non rispondono gli operatori. Insomma, si salvi chi può in attesa del benedetto vaccino.
Nelle leve più piccole, vi è poi un rimpallo di responsabilità latente tra i pediatri che non si vogliono prendere la responsabilità di porre termine alla quarantena, non si sa chi deve effettuare il tampone e quando, società che lamentano di essere abbandonate dalla Asl3, medici sportivi costretti a fare gli straordinari.

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