Enrico Carmagnani (Csi): "Sosteniamo società e famiglie"

Enrico Carmagnani, il presidente genovese del Csi

Enrico Carmagnani, il presidente genovese del Csi

Intervista col Presidente del Comitato locale di Genova del Csi, Enrico Carmagnani. Il Csi è l’Ente di Promozione Sportiva più antico d’Italia: fu fondato il 5 Gennaio 1944 per iniziativa dell’Azione Cattolica.

1) Enrico, stiamo attraversando una crisi pandemica gravissima ed essa si ripercuote sul mondo dello sport. Come la stai affrontando da presidente del Csi?
Intervista col presidente
“La crisi pandemica ha fatto anche emergere, a mio parere, una crisi di valori. E non mi riferisco solo ai consueti "mugugni" sulla classe politica o altre questioni generiche. Penso proprio a questioni pratiche, sperimentate quotidianamente, che hanno mostrato però importanti lacune del sistema-sport: a partire da quelle delle associazioni sportive, impreparate e spesso inconsapevoli del proprio ruolo e quindi ignare di norme e doveri, fino alle famiglie, spesso responsabili di una delega totale (forse troppo!) alle prime.
Il Centro Sportivo Italiano, come Ente di Promozione Sportiva, ha il dovere di sostenere e guidare le società e le famiglie sia a dipanare le matasse normative, sia ad acquisire una maggior consapevolezza del ruolo educativo dello sport, attraverso i suoi momenti e ed i suoi luoghi.
Il CSI Genova ed io, quando abbiamo potuto, abbiamo cercato di dare il nostro contributo in questa direzione.” 

2) In 72 ore si è detto tutto ed il contrario di tutto: col Dpcm che non trattava il capitolo allenamenti, poi la circolare che li vietava ed infine il chiarimento del Premier Conte e di Giulio IValdi. Ma secondo te la stagione andrà in porto?
“E’ vero. C'è stata molta confusione, che ha creato problemi alle società e sopratutto paure nelle famiglie. Mah sì...credo, però, che la stagione andrà in porto. Dovesse anche andare lunga. Certo non possiamo pensare, anzi "pretendere" che sarà una stagione come le altre. Ed è forse proprio questo che molti devono ancora capire: ho appunto la sensazione che il problema sia di tipo culturale. Perché siamo tutti un po' troppo propensi a voler fare quello che abbiano sempre fatto, come lo abbiamo sempre fatto. A parlare dei nostri diritti, e poco a confrontarci con i nostri doveri. Poco capaci di reinventarci. Più impegnati ad eludere le regole, invece di impegnarci parimenti a rispettarle, perseguendo magari obiettivi più alti. Quelli che, come dicevo prima, abbiamo forse dimenticato. Ancora ieri sera il nostro Presidente Nazionale, Vittorio Bosio, in una videocall con tutti i 140 presidenti territoriali del CSI, ha confermato che si passerà comunque da fasi locali per arrivare alle nazionali. Ma nel frattempo lo sport non si ferma: oggi intanto gli sport individuali e gli sport outdoor non sono fermi, anzi.. Gli sport di squadra e quelli di contatto pagano invece più degli altri i divieti. Un errore clamoroso: i ragazzi sono certamente più controllati, distanziati e anche educabili su un campo sportivo, che fuori da un bar; le norme di oggi, di fatto, li spingono a rinunciare allo sport privilegiando i ritrovi del dopo-aperitivo, a bar chiuso. Basta guardarsi intorno.”. 

3) Il Csi genovese è molto cresciuto grazie a te. Ci snoccioli un po’ di numeri?
“Il CSI Genova sta tornado ad antichi fasti. Ma non è merito mio. C'è un bel gruppo oggi a guidare il nostro comitato. Persone di varie età, mix di esperienze e competenze. Forse siamo solo più bravi a comunicare. A partire dall'ascolto. È così che abbiamo consolidato attività storicamente già forti, calcio e basket per primi, ma anche avviato tante nuove attività e coinvolto nuove energie, sempre impegnandoci a leggere le nuove istanze della società che ci circonda, rispondendo a modo nostro, senza volerci sostituire ad altri. Abbiamo riempito vuoti. Il CSI, a dire il vero, lo fa da 75 anni: abbiamo solo dovuto ricordarcelo.”. 

4) Il Csi è tradizionalmente l’emanazione sportiva della chiesa. Quali sono i valori cattolici che si possono esportare nel Csi e quindi nello sport?
“Diciamo che il CSI è uno strumento. Noi volontari e operatori ci mettiamo l'energia per farlo funzionare. I nostri valori, lo spirito di esercizio e l'esempio sono i valori che possiamo portare in dono. Noi verso gli altri, non altro.”. 

5) Come fate a gestire il campo di San Desiderio: è così complicato gestire un impianto sportivo in tempi di Covid?
“Complicatissimo. E oggi sempre più oneroso (non solo, ma anche, in termini economici): ma solo vuoi dare un servizio e mantenere gli impegni di cui sopra.  Se invece l'impianto lo trascuri e ti limiti a spremerlo (tanto "paga Pantalone") non è cosi difficile. Basta guardarsi intorno: gli esempi ci sono sia in una direzione (virtuosa), sia nell'altra. E nemmeno il Covid ci mette tutti sullo stesso livello, ad armi pari: chi fruisce e basa la propria sostenibilità su contributi pubblici, non soffre (magari solo chi ci lavora..), chi deve guadagnarsi mese su mese la sopravvivenza invece... fa mutui, accordi, investimenti e si deve confrontare con l'utenza. Il "mercato" direbbero in altri ambiti.”.

Di Andrea Bazzurro

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