Marco Bianchi, il presidente dei club rossoblù: "Il Covid ci sta uccidendo"

Il Genoa Club Bucanieri rossoblu, diretto per tanti anni da Marco Bianchi

Il Genoa Club Bucanieri rossoblu, diretto per tanti anni da Marco Bianchi

Intervista con il 37 enne genovese Marco Bianchi, presidente dei club genoani, un pezzo da novanta della tifoseria organizzata rossoblù.

1) Marco, a 37 anni ti ritrovi ad essere il presidente di tutti i club della tifoseria organizzata genoana. Una grande responsabilità. Cosa si prova?

Sono stato eletto in un momento di difficoltà, il presidente precedente ha lasciato per motivi personali e durante l'estate mi sono preso sulle spalle una Associazione di cui faccio parte da 15 anni come Bucanieri e da 4 anni sono nel Direttivo come addetto stampa.
I Genoa Club senza poter seguire la squadra, sono in crisi, senza contare tutti i Dpcm che limitano gli assembramenti e ti distanziano...il tifo è vicinanza, passione, incontrarsi...
La salute viene prima di tutto, ma per i tifosi, il Covid ci sta uccidendo.

2) Come è stata la tua attività nel club Bucanieri rossoblù. Era uno dei più attivi nella galassia dei grifoni.

I Bucanieri Rossoblu sono ancora il mio Club. Siamo un gruppo di amici e in 16 anni si sono iscritti più di 150 persone.
Abbiamo organizzato cene, tornei di calcio tra gruppi di tifosi con grigliate con 130 persone, ogni anno premiamo il Bucaniere Rossoblu.
Siamo in ricerca di una nuova sede, e i lockdown e le porte chiuse allo stadio ci limitano parecchio.

3) La tifoseria rossoblù per te è ancora divisa o è unita per il bene della maglia? Quali sono le sue anime?

I genoani sono abituati a "mugugnare", abbiamo visto di tutto in 127 anni eppure siamo sempre a tifare come se vincessimo lo scudetto (ora a casa purtroppo). Divisioni non ce ne sono. Chiediamo solo che i giocatori abbiano la maglia sudata a fine gara e chiarezza di progetti e obiettivi da parte della Società.

4) La tua trasferta più importante? Il gol del Genoa che ha cambiato la tua vita?

Covid a parte, per lavoro negli ultimi anni ho fatto poche trasferte, cercando di andare sempre in stadi nuovi e unendo anche turismo e mangiate eno-gastronomiche.
La trasferta più bella, forse quella Mantova, come Bucanieri eravamo tanti, come risultato il 3a3 a Roma lo scorso anno...

Il gol direi quello di Dante Lopez nel 2006 contro la Salernitana...sono stati i 6 minuti più lunghi prima del suo gol. Pensavo che i Bucanieri, nati 2 anni prima, potevano sparire.

5) Da tuo padre Adriano hai ereditato certi valori e la passione per il calcio.

In pubblico lo chiamo per cognome anche io ed è conosciutissimo nel mondo ecclesiale e sportivo del Csi, anche per i suoi modi pacati e la sua etica dello sport.
Come arbitro Csi e poi come allenatore e dirigente poi in varie società dilettantiche ho cercato di portare ai ragazzi e alle famiglie i suoi principi educativi in cui mi ritrovo pienamente.

6) Un’altra tua passione, il calcio dilettantistico…raccontaci qualche aneddoto in tempi di Covid 19…

Anche per lavoro nel bar dei campi di San Desiderio, sono a stretto contatto con il mondo del calcio dilettantistico, oltre ad aver calcato i campi di mezza Genova come arbitro prima e poi come allenatore e dirigente. Ci sarebbero tanti racconti, credo non basterebbero 4 o 5 giri di birra. Ma sono soprattutto le persone che mi porto nel cuore e con cui ho avuto un rapporto e spero di aver dato qualcosa.
Molti dei miei ragazzi che ho avuto anni fa li sento tuttora, con un paio siamo anche diventati molto amici, molti mi chiamano "zio"...
Il calcio è anche rapporto umano, come il tifo d'altronde...

di Andrea Bazzurro




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