Giuseppe Murolo sull'articolo di Stefano Rissetto

<Mi ha molto colpito, apprezzato e fatto riflettere, il lungo articolo comparso sul sito di "Primocanale" del giornalista genovese Stefano Rissetto, una vita nella redazione dell'allora "Corriere Mercantile" sul ddl Zan e la sua bocciatura, per certi aspetti clamorosa. In primis, complimenti al giornalista per aver rispolverato un qualcosa di molto lontano dai giorni nostri come un articolo del  Codice Penale in piena epoca fascista. Secondariamente, l'autore dell'articolo, con molto coraggio, ha dimostrato, leggi alla mano, che il ddl Zan non era poi così una gran novità, che i diritti in essa contenuta erano già tutelati, e che i passi avanti di tale disegno di legge sarebbero stati talvolta perniciosi per il diritto costituzionale vigente. Infatti, il codice penale degli anni trenta di Rocco, un vero e proprio antesignano del diritto moderno, lo afferma, e tutela chi subisce violenze per via del suo orientamento sessuale. Si signori, avete letto correttamente, siamo nel 1930 eppure una legge del regime lo affermava. Il giornalista dalla nota fede sampdoriana, smonta uno ad uno, le persone che scendono in piazza, quelle che sono choccate per la bocciatura del ddl Zan nelle aule parlamentari, con frasi semplici e dirette. Perchè chi non la pensa come loro, non ha diritto di parola, non ha voce in capitolo...Una situazione che mi ricorda gli anni settanta quando solo i compagni potevano parlare nelle aule universitarie, nelle assemblee di istituto o nelle riunioni in fabbrica>.

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