Terremoto nelle poste genovesi, chiudono 7 sedi

La chiusura di 7 sedi operative su Genova è iniqua, inefficace e incoerente con i criteri che Poste Italiane stessa si è posta. Ci chiediamo infatti come mai, a fronte della decisione di salvaguardare gli uffici postali dei piccoli comuni dell'entroterra riconoscendo loro un ruolo di tenuta sociale, nel genovesato questi stessi criteri vengano ignorati e, anzi, ci si accanisca contro gli sportelli collocati nelle aree maggiormente isolate, economicamente fragili, anziane o dove la presenza di nuovi cittadini rende più importante che altrove la presenza degli uffici postali.  Inoltre c'è un evidente problema di proporzionalità: a Roma chiudono 5 uffici, a Milano 8 e a Genova 7, pari a più del 10% degli uffici totali. Una scelta insensata che certamente non si basa  sui dati demografici o sulle necessità del territorio e dei cittadini.  

Poste Italiane è una società il cui capitale è a controllo pubblico e dovrebbe occuparsi del ruolo sociale che svolge tanto quanto degli utili, mentre queste operazioni di smantellamento rappresentano una manovra unilaterale del tutto indifferente al contesto sociale ed economico in cui svolge la sua attività. Alla luce della Commissione capigruppo di oggi, in cui sono intervenuti i sindacati di Poste italiane, dei pensionati e comitati di cittadini dei quartieri interessati, abbiamo intenzione di presentare un ordine del giorno, che veda unito tutto il Consiglio regionale e che impegni la Giunta su di un obiettivo molto chiaro: far ritirare a Poste Italiane questo dannoso piano di organizzazione salvaguardando così non soltanto la tenuta occupazionale ma anche e soprattutto un presidio sociale e un servizio importante per i cittadini genovesi.

 

 

Gruppo Pd Regione Liguria.

Gruppo Linea Condivisa.

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