Coronavirus può mettere in ginocchio il porto di Genova

Il Vte Psa di Genova Voltri e Pra', invaso sempre da container cinesi

I ristoranti cinesi in città iniziano ad accusare il colpo, con una clientela che si è di fatto defilata per timore di possibili contagi, ma anche i parrucchieri cinesi ed i negozi di generi alimentari o generici si sono all'improvviso svuotati. Il parcheggio di Shun Fan a Struppa è semi vuoto, molti commercianti asiatici stazionano alle entrate dei negozi, come a dire "venite pure, nessun rischio".
Ma questa crisi globale che si sta aprendo (in Cina hanno chiuso quasi tutti i negozi, compreso i Mc Donald quasi cento, i 10 Ikea, insomma, tutte le grandi catene internazionale come Star Bucks per esempio) rischia di mettere in ginocchio il porto di Genova, lo scalo nel mar Mediterraneo che più di ogni altro gode dei benefici dei container cinesi che hanno invaso il retro porto di Bolzaneto, la zona tra gli Erzelli e Sestri Ponente, Cornigliano, Lungomare Canepa ed il retroporto nel basso Piemonte. Da una nostra stima interna, se non dovessere arrivare sulle banchine del porto genovese tra la Stazione Marittima (Calata Sanità) e il Vte i container per il diffondersi del virus, il porto di Genova manderebbe a spasso gli 8 mila lavoratori (tra i camalli della Culmv, i più numerosi, poi i guidatori della navette arancioni, la Guardia Costiera, i poliziotti alla dogana, i negozi che gravitano attorno al porto, gli impiegati, eccetera) generando una crisi gravissima a catena. Ma questi sono solo ipotesi delle più negative...

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