Pensioni dei giornalisti a rischio in futuro

la redazione de

la redazione de "Il Secolo XIX" in piazza Piccapietra

Nel giorno di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, e della festa del Lavoro, il consiglio regionale dei giornalisti lancia l’ennesimo grido d’allarme per le pensioni dei futuri giornalisti italiani, nel seguente comunicato: “Il Consiglio generale dell'Inpgi, riunitosi per l'approvazione dei bilanci di assestamento 2020 dell'Istituto di Previdenza dei giornalisti, rivolge un forte e pressante appello al Presidente del Consiglio Mario Draghi, ai Ministri Orlando, Franco e Brunetta nonché  al sottosegretario con delega all'editoria Moles. La sostenibilità dell'Inpgi, nonostante alcuni tavoli tecnici che si sono aperti nel febbraio 2020, non è ancora stata garantita. E’  un gravissimo vulnus che viene arrecato a lavoratrici e lavoratori di un settore cruciale per la vita democratica del Paese. È un incomprensibile ritardo, a fronte di conti gestionali che danno una rappresentazione perfetta della crisi strutturale che ha travolto l'editoria. Un comparto industriale dove il susseguirsi degli stati di crisi - con pensionamenti, prepensionamenti e mancate assunzioni - hanno ridotto drasticamente il numero dei giornalisti attivi, impropriamente sostituiti da un aumento esponenziale di lavoro autonomo, quasi mai effettivamente tale. Ricordiamo che l'Inpgi nel nostro Paese è  l'unica cassa previdenziale privata totalmente sostitutiva dell'Inps, che garantisce non solo le pensioni dei lavoratori dipendenti e autonomi ma anche l'insieme degli ammortizzatori sociali che hanno consentito negli anni di attutire l'impatto devastante della crisi: ben 500 milioni di euro sono stati spesi dall'Inpgi per ammortizzatori negli ultimi 10 anni. Ricordiamo anche che la salvaguardia dell’Inpgi è il presupposto essenziale per l’autonomia, l'indipendenza e il pluralismo del giornalismo italiano. Per questo, per il ruolo unico e delicato svolto dal nostro Istituto, chiediamo che il governo si faccia parte attiva e risolutiva in modo diretto e veloce, mancando solo 2 mesi alla scadenza dell'ultima proroga concessa dal Parlamento rispetto al possibile commissariamento dell'Istituto”.

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