Ristoranti cinesi deserti a Genova per il virus

E ora la crisi tocca anche agli orientali, coloro che hanno messo in ginocchio il piccolo commercio a Genova, causando oltre mille serrate di commercianti italiani impotenti di fronte alle loro offerte fuori concorrenza. "Corsi e ricorsi storici" parafraserebbe il celebre filosofo napoletano Giambattista Vico. Infatti, basta fare un giretto oggi all'ora di pranzo tra i ristoranti cinesi genovesi per capire che sono in ginocchio.
Il virus micidiale nato nella megalopoli "gialla" di Wuhan (11 milioni di abitanti, messi in quarantena), forse creato nei laboratori militari di Pechino, ha infatti provocato fin qui 170 morti accertati, ma pare che le autorità, spinte dalla soffocante dittatura comunista, non dicano che in realtà i morti sarebbero 9 mila. Ed allora, visti i primi casi anche in Italia, ecco che molti genovesi temono il contagio tramite le persone che magari di recente si sono recate nel colosso comunista o tramite il mangiare carni o pesci in arrivo proprio dalla Cina. Tra le altre cose, in rete sono comparse anche catene "fuffa" su whatsapp su questo micidiale virus in Italia.
Per fare qualche esempio, a Genova ci sono circa 35 ristoranti cinesi, sparsi tra Nervi e Nervi, passando dalla Val Polcevera e dalla Val Bisagno. Nel nuovo ristorante a Sampierdarena in piazza Vittoria Veneto, dalle tradizionali 50 persone che a pranzo affollano il locale, ecco appena 5 o 6 avventori. Gli stessi numeri, più o meno, alla Foce in via della Libertà - Piazza Paolo da Novi ed in via San Martino il picco negativo. Pagano dazio anche i due maxi ristoranti cinesi alla Foce (il self service regge ancora un po'). Male anche i due ristoranti cinesi a Marassi in corso Sardegna, dove il picco verticale è evidente.

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