Genova scossa dall'omicidio di Clara Ceccarelli

La genovese Clara Ceccarelli, uccisa con 30 coltellate nel suo negozio in via Colombo, alle ore 19,30 di venerdì sera

La genovese Clara Ceccarelli, uccisa con 30 coltellate nel suo negozio in via Colombo, alle ore 19,30 di venerdì sera

È di ieri la tragica notizia del femminicidio di Clara Ceccarelli, l’ennesima donna uccisa per mano dell’ex compagno, di cui ormai da mesi aveva segnalato lo stalking. È stata uccisa brutalmente in pieno centro a Genova, all’interno del proprio negozio, vittima di un uomo che non accettava la sua autodeterminazione e la sua indipendenza, come troppo spesso accade.
Clara lascia un figlio che dovrà vivere la sua vita senza la propria madre, un’altra violenza nella violenza. A lui vorremmo arrivasse tutta la nostra vicinanza.
L’assassinio di Clara assume oltre ai tratti dell’amarezza e del senso di impotenza anche un’evidenza simbolica che ci colpisce particolarmente.
Ancora una volta viene messa a nudo la ferita ancora aperta di una società che, seppur fondata sul riconoscimento dei diritti universali di inviolabilità dei corpi e delle menti e sull’uguaglianza degli individui a prescindere, comunque cela al suo interno culture e pratiche di discriminazione e di prevaricazione.
Ancora una volta, quindi, ci troviamo ad interrogarci su quanto ancora ci sia da fare, poteva farsi e non si è ancora fatto per evitare una simile tragedia, femminile e famigliare.
Esistono gli strumenti repressivi e di tutela necessari, ma sono ancora insufficienti le azioni e le risorse investite sulla prevenzione e sul concreto rispetto della parità di genere.
Le condotte violente spesso derivano da una concezione delle relazioni tra i generi basata sulla negazione dell’autodeterminazione femminile, ma anche da un’inadeguata educazione emotiva. Queste incidono sui processi identitari di taluni uomini inducendoli a ritenere che un rifiuto femminile sia un’intollerabile ferita alla propria integrità.
Lavorare su questo terreno dev’essere l’obiettivo principale, e ciò implica molteplici interventi che investano l’ambito educativo, le relazioni familiari, i servizi sociali. Per combattere la violenza occorre partire dalla formazione di genitori, insegnanti, operatori e operatrici sociali e della giustizia perché si facciano portatori, nel quotidiano dei valori del rispetto reciproco, dell’accoglienza, dell’apertura ai bisogni dell’altra, nella piena applicazione della Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica.
I giovani e le giovani hanno bisogno di percorsi educativi che mirino al riconoscimento e alla valorizzazione delle differenze tra i generi, nonché al rafforzamento della cultura dei diritti e della parità di genere.
Le famiglie hanno bisogno di supporti che le aiutino non solo a curare le relazioni tra i loro membri.
Occorre reagire e invertire tendenza, la politica ha il dovere di farlo. Come donne democratiche, chiediamo che questo tema venga messo al primo punto dell'agenda di partiti e istituzioni per fermare questa mattanza, e che si apra un’interlocuzione effettiva con organi giudiziari e agenzie sociali e educative. Manifesteremo l’urgenza e la necessità di queste azioni anche attraverso la nostra presenza al presidio che si terrà questo pomeriggio a Genova, in piazza Colombo.

Coordinamento Donne Democratiche PD Liguria

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