Tempio crematorio Staglieno, a rischio salute cittadini

“La Giunta comunale, con la delibera votata lo scorso 23 marzo, intende dare il via alla costruzione di un nuovo Tempio Crematorio all'interno del cimitero di Staglieno. Quasi superfluo sottolineare quanto preoccupino i numeri del progetto: l’area totale interessata dall'intervento è infatti pari a 3.400 mq, di cui 750 dedicati al corpo di fabbrica che racchiuderà una sala di cremazione con 3 forni, una cella frigorifera, sale refrigerate, locali tecnici e di servizio, uffici e sale di commiato. A regime, arriverà a cremare 4.500 salme all’anno. Aggiungendovi le 500-600 salme annue già cremate dall’esistente Socrem, il territorio subirà un impatto di oltre 5.000 cremazioni. La Media Val Bisagno sarà insomma colpita dell’ennesima servitù, senza la benché minima considerazione per la qualità di vita di vi chi risiede”. 

Lo dichiara la consigliera municipale del M5S Lara Delpino, prima firmataria della mozione votata oggi in consiglio municipale (13 voti favorevoli, 6 contrari e 1 astenuto): il testo impegna il presidente e la Giunta municipale ad attivarsi nei confronti del Sindaco ad avviare un nuovo percorso con i tecnici preposti al fine di individuare un sito cimiteriale alternativo al Cimitero Monumentale di Staglieno per la realizzazione del nuovo Tempio Crematorio. 

Delpino poi ricorda: “La Media Val Bisagno è tra i territori più esposti da un punto di vista sanitario e ambientale, soprattutto nell’area di Staglieno e delle Gavette. Oltre al Tempio Socrem e alle note criticità legate al Viadotto Bisagno, vi figurano: l’impianto di smaltimento rifiuti più grande della città; il fangodotto; l’Isola Ecologica che copre un’ampia area del centro cittadino; la rimessa Amt, situata sotto l’Istituto Comprensivo Scolastico Staglieno frequentato da molti bambini che sono così costretti a respirare i gas di scarico; la Ricupoil, per lo smaltimento degli oli esausti”. 

“Preoccupa poi che l’area risulti interessata da vincoli morfologici imposti dal PUC per frana attiva; e da vincoli morfologici imposti dai sovraordinati piani di bacino per area soggetta a vincolo idrogeologico – fa sapere il consigliere comunale Stefano Giordano -. Grave, inoltre, che si voglia dare corso a un progetto senza che questo possa essere sottoposto a un Piano Regionale di Coordinamento per la realizzazione dei crematori da parte dei Comuni. Regione Liguria, infatti, non si è ancora dotata del suddetto Piano, strumento peraltro vitale poiché, prevedendo di norma la realizzazione di almeno un crematorio per Regione (art.6 Legge 130/2001), esso deve tenere conto della popolazione residente, dell'indice di mortalità e dei dati statistici sulla scelta crematoria da parte dei cittadini di ciascun territorio comunale. E che dire delle fasce di rispetto? Il testo unico delle leggi sanitarie prevede che tra impianto e abitazioni queste siano di 200 metri… distanza che in questo caso non sarebbe rispettata”. 

“In Consiglio oggi abbiamo audito i Comitati cittadini, preoccupati per l'impatto ambientale che questo tipo di impianti avrebbe sulla salubrità dell'aria: i forni infatti producono inquinanti atmosferici come polvere, monossido di carbonio, ossidi di azoto e zolfo, composti organici volatili, composti inorganici del cloro e del fluoro e metalli pesanti, così come emissioni di mercurio (dall'amalgama presente nelle otturazioni dentarie delle salme), zinco (specialmente nel caso delle cremazione di tombe estumulate), diossine-furani e IPA. Oltre agli impatti sulla qualità dell’aria, ci sono poi quelli relativi alla produzione di rifiuti (alcuni dei quali pericolosi) connessi all’incenerimento della salma: durante i processi di incenerimento e abbattimento degli inquinanti presenti nei fumi, vengono prodotti rifiuti speciali che vanno smaltiti in discariche autorizzate: sono polveri, fanghi, filtri, reagenti e altri rifiuti derivanti dalla depurazione dei fumi; e materie solide che restano nell’interno delle camere di combustione e che possono da queste essere evacuate”.

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