L'ex mercato di corso Sardegna fa ancora discutere

“Il progetto del nuovo mercato di corso Sardegna rivela tutte le ombre di questa amministrazione capace solo di appoggiare il commercio dei grandi gruppi: per quello spazio pari a 4.000 mq, in mano all'ennesima società privata (un'immobiliare milanese), ci saremmo aspettati che alle promesse seguissero i fatti e si desse corso a una più che giusta corsia premiante per i commercianti della zona, vitali per il tessuto sociale e urbano del quartiere. A questo scopo era stato anche firmato un accordo. Alla resa dei conti, però, i commercianti si sono visti proporre contratti con condizioni irricevibili: parliamo infatti di affitti che vanno da 4.000 a 10.000 euro al mese, con contratti di 5-6 anni, per locali con metrature comprese tra i 100 e i 140 m². I commercianti inoltre dovrebbero sostenere tutte le spese di amministrazione e garantire una fideiussione di sei mesi. E ancora, pagare un obolo pari all' 8% annuo dell’utile”.

 

Lo dichiara, illustrando l’interrogazione presentata oggi in Consiglio comunale, il capogruppo comunale del M5S Genova Luca Pirondini che poi ricorda: “È evidente che le condizioni proposte ai negozianti, tutti di piccole e medie dimensioni, non sono in linea con la tipologia di commercio caratteristica delle botteghe di prossimità e per di più ignorano completamente il periodo storico che stiamo attraversando. Con la pandemia, il commercio ha subito perdite incalcolabili e queste condizioni rasentano la follia”.

 

“L’amministrazione comunale, interrogata in merito, non ha saputo dare risposte credibili e non ha compreso un dato saliente: i negozianti del Civ non chiedono favori, bensì interventi mirati per conservare un tessuto commerciale che rischia di estinguersi”.

 

“Ancora una volta, abbiamo sotto gli occhi quanto sia fallimentare la politica di quest’amministrazione, incapace di soppesare i bisogni del territorio e di recepire le istanze dei cittadini. Con questa operazione, si rischia peraltro di non vedere riaprire insegne storiche e di assestare l’ennesimo colpo mortale a una categoria già in ginocchio. Temiamo che dietro questa politica commerciale ci sia un disegno ben preciso: favorire le multinazionali. Un copione già visto che ha già scatenato l'assalto delle grandi catene internazionali. Tutto questo mentre hanno anche l’ardire di professarsi paladini del piccolo commercio” conclude Pirondini.

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