Giornalisti genovesi sul piede di guerra

La sede dell'allora

La sede dell'allora "Corriere Mercantile - Gazzetta del Lunedì" in via Archimede (Marassi)

Martedì primo giugno – a partire dalle ore 16 - le giornaliste e i giornalisti liguri daranno vita ad un presidio sotto la sede della prefettura di Genova.

La manifestazione ha lo scopo di richiedere al governo di mantenere gli impegni assunti per sostenere il lavoro di chi ogni giorno produce informazione al servizio dei cittadini.

Il sindacato dei giornalisti chiede provvedimenti urgenti a tutela della dignità e dei diritti dei colleghi precari a partire dalla definizione di regole che rendano possibile l’adozione di un equo compenso. La legge sull’equo compenso per i giornalisti è stata varata nel 2012: è tempo trovi applicazione.

Il sindacato dei giornalisti richiama l’attenzione del Presidente del Consiglio, Mario Draghi, sull’urgenza di riconoscere il ruolo dell’informazione e di chi fa informazione. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza non offre la necessaria attenzione ad un settore decisivo per formare un’opinione pubblica consapevole.

Il settore ha bisogno di interventi che promuovano il pluralismo contenendo la prepotenza dei colossi multinazionali che si appropriano del lavoro dei giornalisti e ne dispongono senza rifondere un centesimo di quanto lucrato.

È urgente ridefinire il ruolo e la missione della televisione pubblica che deve tornare al servizio dei cittadini e non dei partiti.

È necessario sostenere quelle realtà radiotelevisive e multimediali locali che tra mille difficoltà produttive sono comunque riuscite anche nella fase più acuta dell’emergenza sanitaria ad assolvere ai bisogni non solo informativi ma comunitari dei nostri concittadini.

Negli ultimi cinque anni il settore dell’editoria ha perso 5 mila posti di lavoro, il 15 per cento del totale. L’Istituto di previdenza dei giornalisti ha fatto fronte con risorse proprie a crisi aziendali, sostegno al reddito dei colleghi e prepensionamenti. Nel frattempo, le aziende editoriali hanno potuto continuare a sfruttare l’esercito di riserva dei collaboratori precari meno tutelati e peggio pagati. E’ questa la causa prima della difficoltà dell’Inpgi. Il lavoro è perciò lo strumento più efficace per preservare l’autonomia dell’istituto di previdenza dei giornalisti e quella della professione.

Il governo è chiamato a compiere scelte coraggiose per rilanciare il Paese. Una sfida che può essere sostenuta solo scommettendo sulla dignità e la libertà, sulla responsabilità e la solidarietà, sulla coesione sociale e la verità dell’informazione. Quest’ultima è oggi ostacolata anche dalle querele-bavaglio: la proposta di legge per impedire che la ricerca della verità sia bloccata dalla minaccia di dovere corrispondere risarcimenti milionari giace al Senato, al pari della norma per abolire il carcere per i giornalisti, richiamata da un’ordinanza del giugno 2020 con la quale l’allora presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, oggi ministra della Giustizia, dava un anno di tempo al legislatore per intervenire sulla pena detentiva.

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