Il 10 giugno la veglia delle Sentinelle in Piedi

Una foto d'archivio delle Sentinelle in Piedi in piazza De Ferrari

Una foto d'archivio delle Sentinelle in Piedi in piazza De Ferrari

Giovedì 10 giugno, alle ore 18 in Piazza De Ferrari, tornano le Sentinelle in Piedi, con una veglia per la libertà nella verità, contro il disegno di legge Zan, che prevede pene fino a quattro anni di carcere per “omotransfobia”.
Il comunicato di presentazione delle veglie che si stanno tenendo in tutt’Italia sottolinea che «il ddl Zan non serve a impedire violenze o ingiuste discriminazioni, che sono già perseguite dal codice penale, anche con le aggravanti, se necessarie. Il testo ha invece lo scopo di imporre, con la forza della legge, l’ideologia del gender».
«Sarà un potenziale omofobo chiunque non sposi il pensiero delle realtà cosiddette Lgbt, che peraltro sono le prime a discriminare quando pretendono di parlare in nome di tutte le persone che provano attrazione per lo stesso sesso, molte delle quali sono contrarie a questo testo. L’ideologia gender, già entrata nelle nostre scuole, si imporrà ancor di più con l’istituzione della giornata scolastica obbligatoria sulla cosiddetta omotransfobia».
«Siamo di fronte ad un testo funzionale alla repressione del dissenso: si punirà (e poi si “rieducherà” come previsto dal testo stesso) chi dice che il matrimonio è solo tra un uomo e una donna o che ogni bambino ha diritto di crescere in una famiglia con un padre ed una madre. Ma non solo».
«Siamo all’interno di un disegno molto più grande. Un potere transnazionale impone il Pensiero Unico attraverso media e politica, col supporto di sedicenti esperti. Lo Stato e le entità sovranazionali, sempre più in mano alla grande finanza e alla tecnocrazia, pretendono di definire che cosa ci fa bene e che cosa ci fa male, quali sono i diritti “concessi” ai cittadini e quali negati, quali attività sono essenziali e quali no, che cosa si può dire e che cosa no. Che cosa dobbiamo fare del nostro corpo. Il dissenso viene deriso, screditato, silenziato e poi patologizzato. Etichettare le persone come “omofobe” è il preludio del segnalarle come affette da una patologia. Lo stesso avviene, oggi, con chi non condivide le politiche di gestione della pandemia. Il metodo è simile perché la matrice è la stessa».
«Non è solo una questione di libertà: questo testo impedirà di esprimere pubblicamente la verità sull’uomo, ovvero che nasciamo maschio e femmina. Ma nessuna legge può cambiare realtà. La persona umana non può essere ridotta al suo orientamento sessuale. Ciascuno di noi è innanzitutto una creatura con dignità infinita, chiamata a compiere il suo destino buono».
« Scegliamo lo spazio pubblico reale di una piazza – invece di quello virtuale – per affermare il nostro essere cittadini liberi e protagonisti. Saremo in silenzio, con un libro in mano, per contrastare il mare di menzogne che ci vengono propalate ventiquattro ore al giorno. Ci prendiamo il tempo per la verità. Saremo ad un metro di distanza perché ciascuno di noi veglia in quel metro quadrato di piazza nello stesso modo in cui è sentinella nella propria vita. Vegliamo insieme perché solo una rete di relazioni vere può contrastare un sistema che ci vuole soli, distanziati, controllati e manovrati».

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