La grande crisi dei negozi italiani

Boom di negozi cinesi a Genova

Boom di negozi cinesi a Genova

A Genova non passa giorno che un negozio gestito da italiani abbassa per sempre la saracinesca

un fenomeno comune al resto d'Italia, visto quasi con occhio passivo dai nostri connazionali che si girano dall'altra parte, che continuano a comprare dai commercianti stranieri, i cui prodotto sono sì più economici, ma dalla qualità scadente. E così, in parallelo, si assiste al boom degli esercenti non italiani, in particolare i cinesi per quanto riguarda centri estetici, bar, parrucchieri e d'abbigliamento, i nordafricani per i negozi di frutta e verdura, indiani e pakistani per i mini market aperti ad ogni ora del giorno e della settimana dalle 8 alle 22, compreso Natale, Capodanno, Pasqua e Ferragosto.
L'ultimo saldo tra aperture e chiusure delle attività è ancora negativo, con 622 esercizi al dettaglio che mancano all'appello dall'inizio del 2014, secondo i dati aggiornati ad aprile dell'osservatorio sul commercio di Confesercenti. Più di un terzo di attività hanno chiuso solo a Genova, soprattutto nel settore dell'abbigliamento e delle calzature. E non va meglio per i pubblici esercizi: 125 i bar e 175 i ristoranti persi negli ultimi due mesi, di cui 74 nel capoluogo. 

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