Il geometra Traverso ricorda la sua El Alamein

Lo scorso 10 novembre, organizzati dal Lions Club Genova San Lorenzo di cui è presidente Giambattista Ponte,

sono stati celebrati i 70 anni di El Alamein. 

Il geometra Lorenzo Traverso, 92 anni, sergente maggiore della Folgore in quella vicenda bellica, è stato proposto per una «medaglia d’argento al Valor Militare». Nell’occasione Traverso ha raccontato la sua vicenda quale uno degli ultimi sopravvissuti di quella indimenticabile Divisione. Ha ricordato Traverso la frase di Winston Churchill: «Dobbiamo inchinarci ai resti di quelli che furono i leoni della Folgore».

Ecco una intervista a Lorenzo Traverso, che a 92 anni, è il più anziano geometra iscritto al Collegio e ancora in attività.

La storia del Collegio dei Geometri è costellata da tanti personaggi che ne hanno vissuto il lungo percorso. Uno di questi si chiama Lorenzo Traverso, classe 1921 (novant’anni e passa e assai ben portati).

La sua storia, umana e professionale, rispecchia un po’ il cammino di tutti coloro che, attraverso diverse generazioni, sono stati «geometri» nel cuore e nei fatti. Sempre molto legati a questo «mondo».

Lorenzo Traverso si diploma nel ’40, a vent’anni e quasi subito parte per il militare, c’è la guerra d’Africa che incombe.

Che anni sono stati, Traverso?
«Lo può immaginare, 59 mesi nel deserto. Ferito ad El Alamein, paracadutista della Folgore, 1860º reggimento. Ferito alle gambe, nella notte tra 23 e 24 del ’42, un calvario».

E gli altri compagni?
«Solo 4000 sono oggi nel Sacrario, gli altri tutti persi nella sabbia. Mi portarono prima in ospedale in Egitto, poi a Napoli. Quindi nel dicembre del ’42 a Varese, ospedale militare. Due anni e mezzo, poi alle cure domiciliari. Ritorno a Genova verso la fine ’45. Con le stampelle, ma dovevo lavorare».

Inizia, però una nuova esperienza, per fortuna...
«A fine ’45, mi pare, riesco ad entrare in Comune, all’Annona. Pensi: contavo le tesserine del pane. Poi passai ai “Lavori Pubblici”, mi occupavo delle gallerie “anti-aeree”. Erano ben 45».

Sapeva far di conto, il diploma di geometra comincia a servirle...
«Certamente, tantoché passai alla Nettezza Urbana, capo cantiere alla mitica “Volpara”, mi occupavo dei tram-botte, dei cavalli, della gestione acquedotti, insomma di tante cose, della spazzatura che allora veniva raccolta in grandi sacchi... Gestivo circa 350 dipendenti».

Erano gli anni della ricostruzione, Genova rinasceva...
«Sì, ma alla Volpara guadagnavo poco, 17.000 lire al mese lavorando dodici ore al giorno».

E allora?
«Allora, grazie ad una raccomandazione di un generale, passai alla Mobil-Oil dove rimasi fino all’Ottanta... Dopodiché mi diedi alla libera professione».

Vediamo, ora, Traverso la sua esperienza di geometra che, a novant’anni, continua ad esercitare.
«Certamente non posso stare fermo, il cervello deve sempre lavorare. Ma io iniziai a fare il geometra anche prima della guerra d’Africa, mi occupavo di costruzioni per l’artiglieria...»

Lei è forse uno degli ultimi rimasti di El Alamein...
«Penso proprio di sì. Eravamo la famosa “Divisione Brescia”, avevamo di fronte mille cannoni che ci sparavano addosso, un vero fronte infinito. Ma ormai è roba passata...

Quando si iscrisse al Collegio dei Geometri di Genova?
«Nel ’45, fui consigliere, poi tesoriere quindi segretario».

Ricordi di questi... ultimi o primi settant’anni nel Collegio?
«Tante belle esperienze, sia dal punto di vista professionale, che umano: tornavamo dalla guerra, per fortuna vivi, avevamo tutti una gran voglia di ricostruire, avevamo entusiasmo, idee, spinta verso obbiettivi nuovi. E poi la conoscenza di tanti amici con i quali abbiamo vissuto tanti anni, sempre pieni di iniziative».

Lei oggi, Traverso è il decano del Collegio, ha collezionato premi d’oro, d’argento, di platino... È cambiato il Collegio?
«Non penso proprio. Sono cambiati i tempi, ma credo che anche oggi, in questi nuovi amici, ci sia lo stesso entusiasmo di un tempo».

Vittorio Sirianni

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