Duccio Garrone

Riccardo (Duccio) Garrone era ricco, uno dei più ricchi genovesi. Lo era oggi, lo è stato da sempre.

E lo era anche quando sedeva nei banchi del liceo D’Oria. Erano quelli (primi anni Cinquanta) gli anni del D’Oria, il liceo “bene” (come si diceva) della città. E i ricchi o i benestanti non potevano «non iscriversi» al D’Oria: era un biglietto da visita cultural-sociale.

Riccardo era uno di quelli. Un ricco. Lo ha ricordato anche Paolo villaggio (più vicino a lui, anche anagraficamente, che non il sottoscritto che vi sta raccontando): veniva a prenderlo una “Aprilia nera” lucida e bella, con tanto di autista. Già. Lo ricordo anch’io. Ma Duccio, questa ricchezza non l’ha mai ostentata. Anzi. Ricordo che amava unirsi ai suoi compagni di liceo, di sezioni diverse, e con loro condividere giochi, passatempi, tempo libero, divertimenti.

Erano quelli anni felici, va detto, per la nostra città: uscivamo tutti dalla guerra, figli delle macerie ed avevamo tutti una gran voglia di vivere, ma soprattutto di ricostruire.

E Duccio, insieme alla “meglio gioventù” di allora, era uno dei tanti giovani studenti che avevano alcuni punti di riferimento: gli “scontri” con quelli del “Nautico” (papalina bianconera quella dei d’Oriani... La papalina era un po’ la copia del berretto goliardico...). Gli scontri avvenivano solitamente in via XX Settembre all’ora della “vasca” (si chiamava così il passeggio sulla “rive gauche” della strada, dalle 18 alle 20) ed erano scontri anche di tipo cultural-sociale. E Garrone c’era e combatteva insieme agli amici “del popolo”.

Un altro punto di riferimento era la “festa in casa”, al pomeriggio del sabato. In genere era la compagna di scuola ad organizzare il pomeriggio, col permesso dei genitori, il cabaret di paste sul mobile del salotto buono, tutte le ragazze invitate, sedute lungo le pareti del grande salone, in attesa della musica che gracchiava sul vecchio giradischi (solitamente si iniziava con “Gloria”...). E tutti si attendeva poi il rito delle “luci che si spegnevano” ed era quello il momento decisivo per iniziare l’approccio che spesso (ma non sempre) finiva in un flirt o in amore vero.

Duccio era presente. E proprio in quel suo modo di non guardare alle differenze di ceto sociale, ebbe in quegli anni, un amore folle, intenso proprio con una fra le più belle ragazze del D’Oria, che non era né ricca né nobile, ma soltanto bella e innamorata. Fu una lunga storia d’amore interrotta poi da altre scelte sentimentali...

Erano quelli anche gli anni non della discoteca, ma dei “pomeriggi studenteschi” che solitamente si tenevano su quella terrazza che un tempo si chiamava “di Capurro” (oggi sede di Primocanale e tanti anni fa Terrazza Martini): clima soft, lassù, chilometri di moquette azzurra, drink molto sobri e soprattutto belle ragazze e voglia di amare.

Quelli erano i nostri diciotto anni. E Duccio è sempre stato uno di noi. Con noi.

Vittorio Sirianni                       

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