Alla colf non si rinuncia

Si rinuncia al plus, a ciò che si può fare a meno, a qualche viaggio, alla cena di troppo, al cinema o al teatro, ma

non toccate colf e badanti, almeno nella provincia di Genova. I dati diffusi dalla Cgil, a braccetto con quelli della Provincia di Genova, sono abbastanza eloquenti. Nella nostra città chi si occupa di anziani, in tempi di vacche magre, non solo non diminuisce, ma anzi aumenta, seppure di una cifra minimale. E negli ultimi quattro anni si riscontra il ritorno delle donne italiane, d’età compresa tra i 40 e le 50 primavere, con una istruzione media, addirittura una manciata di laureate. La stragrande maggioranza sono donne, oltre il 75% straniere, tra le quali dominano incontrastate quelle di nazionalità equadoregna. Da questo paese sudamericano arrivano quasi il 40% delle badanti di tutta la provincia. Alle loro spalle ecco la prima vera significa sorpresa, ossia le donne italiane, costrette a fare questo mestiere per la crisi che ha costretto parecchi mariti a stare in casa o con il solo sussidio di disoccupazione. Le italiane nel 2012 hanno superato comunità ben radicate da anni nel territorio provinciale, come quelle peruviane, romene, ucraine, albanesi e polacche, subito alle loro spalle.

Quasi il 12% delle badanti dichiara di essere in possesso di una laurea o di un diploma di laurea, un dato abbastanza elevato se si considera che fino alla fine degli anni novanta le badanti avevano il titolo minimo di studio.

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