Quel cavo spezzato

Passata la disgrazia, che è costata la vita a nove uomini che lavoravano all’interno del porto di Genova, è tempo di processi,

indagini, inchieste e discussioni. All’interno del filone d’inchiesta emergono due visioni dell’incidente, da un lato quella dell’armatore Messina, della Linea Messina, titolare della Jolly Nero, dall’altra quella dei Rimorchiatori Riuniti del porto di Genova.

Dal primo esame del cavo che si era spezzato dal rimorchiatore Spagna (nella notte della tragedia si trovava sulla poppa del Jolly Nero), risulta che il cavo stesso ha due tipi di danno. Se questa prima sentenza fosse confermata da un’altra analisi, più dettagliata, segnerebbe un punto importante in favore dei rimorchiatori, che erano stati tirati in ballo dalla Linea Messina. “Non è possibile che le due navette rosse non siano state in grado di mantenere saldo un cargo di medie dimensioni” si leggeva nella nota formulata dalla famiglia Messina. “Senza contare che sussistevano delle condizioni meteo ottimali e lo specchio d’acqua era davvero vasto” ha continuato la nota, assai polemica. Senza contare sul fatto dell’avaria al motore della Jolly Nero, un guasto non da poco, secondo gli inquirenti che stanno lavorando alacremente. Fabio Casarini, il comandante dello Spagna, fin dalle prime ore susseguenti al fatto, aveva insistito sull’ipotesi del cavo tranciato affermando che “solo dopo il crollo della torretta il cavo si sia spezzato, quando tutto intorno c’erano cumuli di polvere”.

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