Arboscello (Pd): "La Regione si muove in controtendenza"

Roberto Arboscello del Pd, consigliere regionale

Roberto Arboscello del Pd, consigliere regionale

Il consigliere regionale Roberto Arboscello, del Pds, non ci sta sulle modifiche al Puc regionale voluto dalla Giunta di centrodestra di Giovanni Toti: 

"Mentre a livello nazionale, il Governo sta correndo spedito per porre rimedio ad una delle “zavorre storiche” del nostro Paese, introducendo misure proprie di un Paese moderno, andando incontro alla semplificazione per ridurre gli oneri amministrativi e migliorare le performance della burocrazia, la Regione Liguria si muove in controtendenza. Guardando indietro.

La Giunta Toti ha infatti proposto un DDL per la modifica alla Legge Urbanistica Regionale 36, introducendo nuovi strumenti e diversi livelli, che invece di semplificare, complicano.

Per i Comuni più piccoli viene confermato il Piano Urbanistico Comunale (PUC), anche se già oggi ben 126 comuni non ne sono dotati perché privi di risorse e competenze per svilupparlo e perché spesso è uno strumento arretrato rispetto alle realtà ambientali, economiche e sociali delle nostre città che evolvono velocemente e avrebbero bisogno di strumenti rapidi e flessibili. La regione non chiarisce se e come intende essere di supporto a questi Enti locali e anzi scoraggia la pianificazione di livello intercomunale, modalità essenziale di coordinamento per Amministrazioni locali che non hanno organici con competenze adeguate a programmazioni trasversali e complesse.

Per i comuni più grandi e sulla costa, invece di semplificare il PUC, si raddoppia: aggiungendo due strumenti urbanistici in un quadro normativo già troppo complesso: il PSI (il Piano dei servizi e delle infrastrutture) e il PUL (il Piano Urbanistico Locale).

Se l’obiettivo di Regione Liguria era quello di incidere maggiormente sulla pianificazione dei singoli comuni (scopo anche legittimo e condivisibile), la strada tracciata però è sbagliata e rischia seriamente di bloccare lo sviluppo infrastrutturale e dei servizi, dell’ambiente e del contesto socio-economico dei nostri territori.

Invece di introdurre questo moltiplicatore di complessità, aggiungendo barriere e allungando le tempistiche delle amministrazioni comunali, si poteva invece optare per un Piano Unico, come hanno fatto altre regioni, con una parte più rigida (quello dei servizi e delle infrastrutture) e una parte più flessibile (quella che entra nel dettaglio urbanistico). Così si semplificava e si rendere sempre attuale e lineare la programmazione urbanistica.

Si poteva optare per una scelta razionale e di buon senso, si è deciso di intraprendere una strada che aumenta la burocrazia e pone anche dubbi di costituzionalità, dato che la Corte Costituzionale ha già chiarito più volte che il tema del paesaggio va visto in maniera unitaria. Per lo sviluppo dei nostri territori potrebbe essere un duro colpo".

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