Crisi per il Pd?

Dilaniato, spaccato a metà, frazionato dalle correnti. Anche in Liguria il marasma che regna all’interno del primo partito

in Italia, il Pd del segretario dimissionario Pierluigi Bersani, è emerso alla luce del sole nelle ultimissime ore.

Tra i big del partito in Liguria, lo si è visto per le sei votazioni utili per eleggere il dodicesimo Presidente della Repubblica, è emerso tutto e il contrario di tutto. C’è chi come l’emergente sindaco di Bogliasco, e per la prima volta deputato, Pastorino, ha addirittura votato scheda bianca, quando c’era da eleggere Napolitano. Lo spezzino Orlando, uomo di fiducia di Bersani (fa parte dei “giovani turchi” assieme a Orfini e Fassina) continua a cercare un dialogo con il muro dei Cinque Stelle. Inoltre, se Burlando e Basso (non due qualunque, rispettivamente il Governatore della Liguria e il segretario regionale del partito, da sempre fedelissimi di Bersani) non hanno votato il centrista Marini, è segno latente che esiste un malessere percettibile.

Inoltre la situazione rischia di degenerare a breve, quando molto probabilmente il partito erede del Pci andrà al congresso, con il serio rischio di una spaccatura o meglio di una clamorosa scissione. Si vanno infatti delineando due strade: da un lato quella della sinistra pura del ministro del governo tecnico Mario Monti, Fabrizio Barca, che punta a una fusione con Sel di Vendola, dall’altra l’opzione moderata di Matteo Renzi. Ma la sinistra del partito non potrebbe confluire tutta su Barca, infatti scalpitano i dalemiani, che secondo i rumors dei peones avrebbero fatto saltare la nomination di Romano Prodi alla quarta votazione, confluendo in Rodotà.

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