Società sportive dilettantistiche in crisi nera

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Il "Morgavi" di Sampierdarena, situato in salita Mille Lire

Il Coronavirus potrebbe segnare il “de profundis”, con le campane a lutto, di tante realtà sportive genovesi, dilettantistiche, e non solo nel calcio.
Infatti, a parte i soliti “furbetti” che non pagano la rata annuale, hanno magari vantaggi nel kit sociale dichiarandosi in crisi economica (invece lo fanno solo per risparmiare e lucrare sulla società di turno), bisogna fare i conti con una pletora di genitori cassa integrati, a casa con soli 600 euro al mese (come il bonus del governo giallorosso) ed ancora senza lavoro. Insomma, come si farà a chiedere 450 euro di quota annuale, più 200 euro di kit (cifre relative al calcio, lo sport più praticato dai giovani genovesi), senza contare i 5 euro di ingresso ad ogni torneo, il caffè consumato al bar in attesa che il figlio finisca l’allenamento, la benzina spesa per raggiungere il campo, eccetera? Un bel rebus.
Di certo tutto il calcio dilettantistico andrà rimodulato, a partire dalle richieste dei genitori sulla quota di quest’anno (la terza rata indietro): richiesta da rispedire al mittente in quanto in quanto il denaro delle quote sono già state spese dalle società, le quali speravano nei tornei di fine anno di raccogliere qualche soldo. Andranno rivisti i rimborsi spese di taluni calciatori in Eccellenza e Promozione (ma a volte in Prima Categoria), quasi stipendi di un impiegato o segretaria. Le richieste esose di alcuni mister con tanto di patentino Uefa B, che si credono già arrivati. Solo così, si potrebbero abbassare con una sforbiciata del 10 o massimo 15% le quote dei genitori, sperando nella “pietas” della Federazione, nell’abbassare il costo dei cartellini, dell’assicurazione federale o dell’iscrizione ai campionati. Ma ricordiamoci sempre che i costi maggiori per le società sono quelle legate al campo (affitto o gestione), di gran lunga maggiori di quelli federali.

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