Calcio dilettanti, assurdo giocare in queste condizioni

Tamponi su tamponi (che fanno anche male al naso, e sono fastidiosi in gola), i nonni che rischiano i ricoveri (in aumento), bambini con la tosse e febbre, scuole in quarantena, squadre di calcio al palo per sospetti casi di Covid, eppure si gioca. E si continua a giocare, pare assurdo, con numeri in Liguria molto più elevati di quelli di marzo, quando nella nostra regione, come in tutta Italia, si entrò nel lock down che tutti noi ci ricorderemo a lungo.
Eppure, la voglia di pallone, pare sfrenata e senza senso, con tutti i rischi del caso, in quanto uno sport di squadra e di contatto come il calcio, può rappresentare un viatico primario di passaggio del Covid. A tal proposito riceviamo e pubblichiamo il pensiero di un dirigente della compagine spezzina del Pegazzano: <Come responsabile del Pegazzano Calcio 2015 ho chiesto di sospendere l’attività sportiva per qualche tempo, ma mi è stato detto in Federazione che non è possibile. Ci troviamo in difficoltà nell’adottare il protocollo Covid19 come richiesto dalla Federazione per vari motivi. Non siamo professionisti e i miei ragazzi non percepiscono nessun rimborso; l’unica cosa che abbiamo fatto è la visita medico sportiva come da protocollo FIGC. La paura è tanta per le problematiche che tutti sanno, anche perché molti lavorano ed altri studiano e se arriva il Covid è un vero problema, sia per i costi che moralmente. Noi non ci siamo più allenati al “Cimma” dal 16 settembre, perché è stato chiuso. Come possiamo essere pronti? Non abbiamo avuto nessuna comprensione, anzi… Credo che sia arrivato il momento di dire basta e sto pensando di ritirare la squadra per il bene dei miei ragazzi>.

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