La leggenda di Garrone

Narra la leggenda che la notte prima della grande scelta (quasi come fece il Principe di Condé

prima della battaglia di Rocroix) pare Edoardo Garrone venisse colto improvvisamente da un forte mal di pancia (forse dovuto, narra ancora la leggenda, ad un favoloso fagiano tanto straordinario quanto indigesto offertogli da papà Duccio) e alle 5 esatte della mattina decidesse, in una esaltante reazione gastroenterica, di assumere Delio Rossi. Fin qui la leggenda. Ieri pomeriggio Garrone è tornato alla realtà ed ha cercato di applaudire il suo nuovo «pupillo». Morale: basta un fagiano anche indigesto per rendere consapevole un presidente circa le scelte fatte di notte.

Donne. È stata una tribuna vip al femminile, belle donne, piacevoli, eleganti, interessanti. Alla fine tutte un po’ amareggiate, perché tutte sampdoriane doc. C’è stato il ritorno di Anna Pettene («Ho lasciato il mio piccolo Vittorio a casa... volevo salutare Delio Rossi»), naturalmente Monica Mondini, quindi il notaio Luisa Anselmi (pare fosse la prima volta quest’anno arrivata in tribuna): «Già - le diceva allegramente un’amica - potevi andare a fare shopping...», ma soprattutto una new entry di lusso, Laura Sagramola, consorte adorata (si pensa) del direttore generale blucerchiato. Donna di vera classe (un bacio soffuso a Marco Semino e al suo elegante collo di pelliccia), caschetto, sembrava uscita da una copertina di Vogue.

Nomi. È cambiata la «coppia» di tempo fa: invece di Sensibile (il pelato) e di Teti (il muto) ecco l’elegante Sagramola con accanto il novello Osti (Si pensava che desse il «nulla-Osti» a Rossi ma per ora...). E si è rivisto (un infiltrato?) Giovanni Mondini, genoano di lusso («Sono venuto per la festa degli auguri di famiglia...»), non mancava Vittorio Garrone, lui sempre sorridente davvero (un’anima pia). Un po’ di amarezza nel vice presidente Fabrizio Parodi, che aveva portato con sé, quale talismano, Fabio Domenichini, suo compagno di avventura negli anni fulgidi della Pro Recco (Fabio era denominato «il Richelieu» del gruppo).

È mancata, insomma, solo la vittoria ed è piaciuto molto il commento radiofonico della «voce più nobile e colta» della Rai, quella di Emanuele Dotto, che diceva: «La Lazio, una squadra quadrata come un legione macedone di Alessandro Magno». Niente male davvero: lo avesse sentito Lotito (che era in tribuna accanto al gigante buono Tare), lui uomo di assoluta cultura, lo avrebbe abbracciato.

Ed ora buon Natale a tutti, sotto l’albero diceva un filosofo blucerchiato in verità affranto: «Ci sia il futuro vero».

E sia.   

Vittorio Sirianni

Pin It

GenovaSì TV

Notizie

Cultura

Spettacoli

Sport