Genoa: "Il prete e' nelle scale..."

La profezia più azzeccata l’ha pronunciata, a fine gara, Carletto Pernat (manager automobilistico, foto):

«Il prete è nelle scale...». Lui che è un cattolico-genoano ben sa cosa significa. Il Genoa, secondo lui, è proprio... all’estrema unzione.

D’accordo anche il «re del racconto radiofonico», Emanuele Dotto che nella sua radiocronaca di domenica, ha cesellato alcuni aggettivi molto calzanti per il povero Grifo: «Sfasciato», «Perso come Pollicino nel bosco», «Scalcinato». Così come l’altro eccellente cronista genovese targato Rai, Elio Felice, annotava con un certo sarcasmo: «Ci faremo tanti bei derby, nel prossimo anno, con Entella e Spezia...».

Incontro. Affettuoso abbraccio, nel gelo marassino, del principe urologo, Marco Di Pierro (a proposito, complimenti per quell’eccellente intervento chirurgico, decisivo, eseguito con uno staff di assoluta professionalità), con l’ex bomber rossoblù Mino Francioso, venuto a salutare i suoi vecchi amici rossoblù in occasione dei 120 di storia genoana. Di Pierro, era allora il responsabile del settore sanitario del Genoa (guarda caso con pochi infortuni e rapidi recuperi...): «Era una gran bella squadra - ricordava accanto al suo idolo - e Francioso ne era una bella bandiera. Ce fossero oggi di Francioso...».

Incappucciati. L’ex console Paolo Orsi, era tornato dal Guatemala per applaudire il suo Grifone. In quella terra lontana, ma bellissima, gestisce ben quattro gelaterie. Pare abbia preparato una straordinaria «coppa del nonno» da offrire, come ultimo saluto, al vecchio Delneri... che «fortuna se ne è andato».

Così come il ristoratore caro alla Fondazione Genoa, Enzo Verrone (imbaccuccato con la figlia Suny e la nipotina, entrambe rossoblù in eterno...) ha sospeso i suoi «piatti personalizzati». Ha detto un po’ malinconicamente: «Basta primi e secondi, ormai posso solo servire la frutta...».

Incontri. Accanto a Francioso c’era anche un tal Almiron, nascosto quasi in tribuna che, scoperto, ha sorriso: «Verrei al Genoa, ma non mi lasciano». Già: i bravi rimangono dove sono.

Nascosto, ancorché sorridente, non mancava Gasparin, che tutti ricordano piacevolmente a guida Samp. Ora gongola nella terra sicula. Una «eruzione» (leggi vittoria) come quella di Marassi vale una giornata sull’Etna.

E applausi ha preso anche Thomas Skuhravy, che insieme a Sidio Corradi (e anche a Mino Francioso) ha alzato quella maglia che loro, sì, onestamente avevano sempre onorato. «I giocatori di oggi - ha detto Thomas - debbono tirar fuori gli attributi...». Già anche bevendo qualche birra in più, ma giocando con cuore e grinta. E mentre si dicevano queste parole, Preziosi aveva già invitato Ballardini a tornare.

 

Vittorio Sirianni

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