Ciao Vuja

Addio mister Boskov

Per sempre nel cuore dei tifosi blucerchiati. E non "solo" per l'unico scudetto fin qui cucito al petto

nella storia della Sampdoria, datato maggio 1991, per la finale in Coppa Campioni l'anno seguente, persa a Londra di fronte al Barcellona con 25,000 tifosi blucerchiati al seguito. Ieri mattina si è spento a 83 anni a Novi Sad, in Serbia, Vujadin Boskov, il mitico allenatore che fece grande e immortale la Sampdoria di Paolo Mantovani.
Malato da sempre, da alcuni anni, quando si trasferì dall'ovattato mondo della riviera di levante dove risiedeva, nella sua Serbia, Boskov viveva in disparte dai primi anni duemila. Sinisa Mihajlovic, al termine del match vinto in rimonta e di misura sul pericolante Chievo Verona (che si gioca la salvezza) ha detto: "Per me Vuja era un maestro, un secondo padre, non lo dimenticherò mai". E come dargli torto, specialmente per il suo modo di fare, le sue battute geniali. Tra le tante: "Gullit è come un cervo che esce dalla foresta". E poi ancora: "Rigore è quando arbitro fischia". Anche i cugini genoani nutrivano un profondo rispetto verso il tecnico balcanico.

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