Il te deum del Cardinale Bagnasco

Il Cardinale di Genova Angelo Bagnasco

La città di Genova non è rimasta piegata dalla tragedia: con un moto istintivo si è alzata

e si è stretta in sé, ha fatto corpo, si è riconosciuta come comunità che ha volto, capacità, energie. Dopo il primo sbigottimento davanti all’incredibile, ha compreso che poteva farcela, che doveva reagire per amore di sé, dei propri figli, di quanti hanno fatto Genova grande, per chi ha perso la vita. E così è stato ed è! Cari Genovesi, desidero rinnovare a voi la mia ammirazione e la gratitudine per l’esempio che date di unità, di partecipazione, di senso di appartenenza. Dilapidare questo patrimonio spirituale e morale sarebbe stolto: è un patrimonio vivo, e tutto ciò che è vivo dev’ essere custodito e alimentato da tutti e da ciascuno. Come non ricordare e ringraziare tutti coloro che si sono precipitati sul luogo? Istituzioni, forze dell’ordine, volontari, e tra le rovine i vigili del fuoco.

Dopo alcuni mesi, finalmente sono stati definiti i compiti, le modalità e le necessarie risorse – non poche -, affinché il ponte sia ricostruito con il sigillo di Genova. La Città – sotto gli occhi del mondo a causa della tragedia – finalmente sembra essere riconosciuta non solo nella sua straordinaria bellezza, ma anche nella sua laboriosità, nel suo ingegno, nella sua strategica collocazione per il bene del Paese intero. E’guardata come comunità affidabile, e così è e deve essere! Una città che fosse ripiegata su se stessa, senza un orizzonte ampio a cui rapportarsi, si condannerebbe alla mera conservazione e quindi alla decadente irrilevanza.

Pur rimanendo ancorati al territorio, non dobbiamo cedere al localismo, bensì guardare oltre, consapevoli che le opportunità non cadono come la pioggia, ma bisogna cercarle e provocarle, perché oggi aspettare significa arretrare. E’questo un momento che permette ed esige decisioni sagge e rapide: domani potrebbe essere tardi. Genova deve presentarsi al Paese e al mondo con il volto di chi, senza arroganza, crede in se stessa, ha fiducia nel futuro, è alla ricerca di relazioni virtuose, coraggiosa nell’investire, capace di attrarre nuove aziende superando sospetti e lentezze, sapendo che la burocrazia è necessaria anche per creare lavoro; così come la finanza – ridotta spesso a finanziare se stessa – ha senso solo se sostiene singoli, famiglie, imprese: da una finanza di prodotto bisogna ritornare ad una finanza di servizio.

Né possiamo tacere che la nostra coesione ha bisogno di una coesione più grande che riguarda non solo il Paese ma anche l’Europa. I Vescovi del Continente credono nell’Europa unita, e la Chiesa presente nelle Nazioni, insieme agli altri cristiani partecipa a questo cammino. Nell’orizzonte del mondo globale, l’Europa disunita sarebbe un dramma: davanti ai Golia della terra un piccolo Davide senza fionda. Ma – come spesso ha ricordato il Santo Padre – deve ripensare se stessa e, come sognavano i grandi Padri fondatori, deve volersi non tanto come Unione, ma come Comunità di Popoli e Casa delle Nazioni. Ciò che tiene insieme non può essere la finanza e l’economia, ma l’anima.

Angelo Bagnasco – Cardinale di Genova

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