L’addio di un mister

Mister Valdi

Riceviamo e pubblichiamo la struggente lettera del bravissimo allenatore Vladimiro D'Ambrogio "Valdi", che

ci ha scritto di sua iniziativa queste parole scritte con il cuore, come lui sapeva allenare i suoi meravigliosi bambini:


 

CREDEVO DI ESSERE SPECIALE...

 

Salve a tutti. Questa è la mia storia, probabilmente una come tante: nel maggio del 2017 conobbi XXXX, una ragazza peruviana di quasi 31 anni, bellissima, occhioni grandi e carnagione scura. Ragazza a cui il destino aveva strappato prematuramente l'uomo con cui stava per sposarsi quando lei era in dolce attesa... Dietro consiglio di un'amica, venne al campo dove allenavo i bambini della XXX nati nel 2011 con l'intenzione di "far provare" suo figlio da noi. Il bambino giocava già in altra società, ma era poco impiegato, poco valorizzato, perciò maturò l'idea di cambiare aria. Un po' per necessità un po' per pretesto ottenemmo uno il numero di cellulare dell'altra e iniziammo a sentirci per messaggio. Le conversazioni furono da subito assidue e "naturali"; c'era complicità: una certa fretta di conoscermi da parte sua, un leggero e strano senso di stupore da parte mia. Domenica 18 giugno (lo ricordo come se fosse ieri) ci sentimmo nuovamente tramite messaggio e ci ritrovammo a "parlare" per ore, di tutto e di niente. Intorno alle ore 16:00 lei mi scrisse "forse stasera esco, non lo so ancora..."; mi stava chiedendo di vederci.. io ovviamente impiegai diversi minuti per capirlo! Quando realizzai la situazione le chiesi di uscire e ci incontrammo nei dintorni di casa sua. Camminammo per ore, si fece presto sera e scegliemmo di mangiare qualcosa insieme. Dopo cena parlammo ancora. Guardai l'orologio: erano le 23:00. La giornata più corta della mia vita! La riaccompagnai a casa (in verità lo fece l'autista dell'autobus) e la salutai baciandola sulla guancia. Mercoledì 21 giugno ci rivedemmo e questa volta ci baciammo per davvero; lei mi confessò che era stata tentata di farlo già la volta precedente, ma si era trattenuta. Le settimane si susseguirono, una più velocemente dell'altra, e in autunno mi capitò tre/quattro volte di fermarmi a dormire da lei (sembrava tenerci molto). Con suo figlio si innescò qualcosa di autentico, di magico: fui dapprima malvisto (stavo portandogli via la mamma), poi accettato, infine richiesto, quasi "desiderato"... Una sera, mentre stavamo guardando un po' di tv sul lettone, mi saltò sull'addome, mi guardò con un sorriso timido e mi chiamò "papà". Lascio all'immaginazione di ciascuno di voi cosa provai in quel preciso istante. Lo abbracciai e gli dissi "come se lo fossi XXX, come se lo fossi...". Naturalmente per me era l'inizio di qualcosa, amavo una donna che corrispondeva il mio amore e suo figlio mi aveva appena chiamato "papà"... Ebbi modo quasi subito di accorgermi che invece si stava rompendo un equilibrio. XXXX iniziò ad attaccarmi senza motivi specifici, ad ingigantire le piccole cose, a chiamarmi per nome. Crebbe in lei la volontà di cambiare casa, di slegarsi dalla mamma e dai nonni paterni del bambino, per avere qualcosa di davvero suo. Appunto, "suo"...non nostro! E così la mattina del 15 gennaio mi arriva testuale questo messaggio, al posto del solito "Buongiorno Amore": "Ciao. Ah, io non sbatto fuori di casa mia mamma per metterci dentro te". Dire che io fossi incredulo è riduttivo. Pensai che fosse particolarmente preoccupata per qualcosa e mi trattenni dal risponderle con rabbia, certo che avremmo affrontato la questione di persona, cosa che non avvenne. Trascinammo la relazione per qualche giorno, naturalmente da parte mia non era cambiato niente. Venerdì 19 gennaio, ore 02:20 della notte (quindi sabato 20, in verità), altro messaggio: "scusa la domanda, perché non fai niente per diventare una persona migliore? Questo mi fa paura". "Persona migliore"... riferimento al fatto che la mia attività di istruttore scuola-calcio non è retribuita al pari di un impiego "vero". Quindi le persone migliori sono quelle che guadagnano di più? Beh, io non lo sapevo! Soffocai nuovamente la rabbia e mi limitai a rispondere "buona notte". Ero offeso. Ho fatto rinunce nella vita privata per potermi dedicare a bambini piccoli e questo agli occhi della donna che amo faceva di me una persona "peggiore", mancante. La sera dopo quasi non ci parlammo, io aspettavo sempre che fosse lei a porre delle questioni, ma non avveniva. La rottura fu inevitabile, mi alzai dal letto e me ne andai, visto che sembrava non esserci più posto per me. Lei mi disse "Non tornare indietro. Hai capito? Non tornare indietro!". Per giorni cercai dentro di me delle risposte che non avevo. Poi le cercai tramite lei, che si faceva negare. Infine le cercai nei suoi occhi, freddi e spenti come se avesse davanti uno sconosciuto. Un giorno di maggio, preso dalla nostalgia più che dal rimpianto, mi recai presso il negozio dove lavora per regalarle un peluche. Niente di premeditato, vidi questo pupazzo in un negozio e ebbi l'impulso di comprarlo per lei. "Le piacerà, pensai"... Beh, non solo lo rifiutò, ma lo fece riportare presso la segreteria della società dove alleno dai nonni paterni del bambino, creando un vero e proprio "caso". In sostanza, sono stato allontanato dal lavoro per "evitare problemi", dopo tre anni passati ad allenare senza un solo giorno d'assenza. Questa è la mia storia, lasciato dalla donna che amo perché può trovare qualcuno "migliore" di me, scaricato dalla società dove insegnavo calcio perché "è meglio non rischiare". Ho dato tutto me stesso per persone che ritenevo speciali e che, malgrado tutto, continueranno ad esserlo per me. Credevo solo di essere "speciale" anch'io...credevo...

Mister D'Ambrogio Valdi Valdimiro

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