Rossetti con il nipote di Ferruccio Parri

Pippo Rossetti

“È stato un onore per me accompagnare oggi, al Cimitero di Staglieno, il nipote

di Ferruccio Parri sulla tomba del nonno, di cui porta lo stesso nome”. A dirlo è il consigliere regionale del Pd Pippo Rossetti, che questa mattina ha reso omaggio ai caduti della Resistenza insieme Mino Ronzitti, presidente dell’Istituto storico della Resistenza e dell’età contemporanea, Gilberto Salmoni, presidente di Aned, Giordano Bruschi, la capogruppo Pd in Comune Cristina Lodi, il segretario genovese del Pd Alberto Pandolfo e Luigi Fasce della Fiap. “Un’occasione importante – continua l’esponente del Partito Democratico - per ribadire i valori fondanti della nostra democrazia, in un momento in cui è assolutamente necessario uscire dalla confusione culturale e istituzionale che ci attanaglia. All'epoca – prosegue Rossetti - le persone fecero le proprie scelte e oggi è nostro dovere confermare i principi della Costituzione, sanciti da tutte le forze politiche che hanno partecipato alla Liberazione. Il rispetto per i morti non si discute, ma è chiaro che le istituzioni democratiche non possono celebrare i combattenti di Salò com’è successo nei giorni scorsi. La nostra repubblica è nata in contrapposizioni ai valori repubblichini e si fonda sull’antifascismo”. 

 

Ecco le parole pronunciate oggi da Ferruccio Parri davanti alla tomba del nonno:

 

“Nel testimoniare al processo al Generale Graziani, già ministro della guerra della Repubblica di Salò, autore dei famigerati bandi che ebbero conseguenza funesta per il Fascismo, quella di ingrossare le fila della Resistenza, Ferruccio Parri disse: ‘Abbiamo decine di migliaia di caduti e non solo nostri. Ci sono anche caduti del maresciallo Graziani che io rispetto. Tutti li avvolgiamo nello stesso compianto. Ragazzi, figli di mamma, che sono caduti per delle responsabilità che qui bisogna che siano affermate’

E cosa significa affermare le responsabilità? In estrema sintesi significava e significa ancora oggi affermare con chiarezza chi aveva mandato a morire quei ragazzi e in nome di cosa e quindi riconoscere di fronte alla storia per quali ragioni si combatteva e quali fossero le ragioni per le quali la vita non era stata spesa invano.

Seppur nel compianto unanime per i morti che giacciono tutti sotto la stessa terra, le ragioni degli uni e degli altri sono chiare e non sovrapponibili e occorre  dire che da una parte c’era chi lottava per la libertà, chi moriva nei campi di concentramento, dall’altra chi parteggiava per la dittatura e mandava gente a morire nei campi di concentramento.

Lo ricordiamo ancora una volta, siamo costretti a ripeterlo e lo facciamo controvoglia, senza iattanza, senza alcuna baldanza e non si tratta di non capire le ragioni degli altri, ma le loro non sono le nostre, non ci appartengono.  

Ed è sbagliato parificare le due posizioni e presentarsi con la fascia tricolore dinanzi ad entrambe le tombe. I valori cui si ispira la nostra Repubblica non sono certo quelli fascisti o nazisti, ma sono altri, sono quelli dei martiri di Marzabotto, dei fratelli Cervi, dei trucidati  a Boves, a Sant’Anna di Stazzema e ovunque, come diceva Calamandrei, sia morto un italiano per riscattare la libertà.

La nostra che è una comunità di destino secondo il canone mazziniano, si informa ai valori tramandati  dalla Resistenza. La pace innanzitutto, la giustizia e la libertà: facce della stessa medaglia, la solidarietà sociale ed economica interna e internazionale con chi è meno favorito dalla fortuna.” 

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