Dario Vergassola a Chiavari

Teatro Pubblico Ligure, in collaborazione con il Comune di Chiavari, porta a Chiavari uno spettacolo

ideato e diretto da Sergio Maifredi. Domenica 22 luglio, alle ore 21, David Riondino e Dario Vergassola sono gli interpreti di Odissea un racconto mediterraneo, moderni cantori del canto XXIV, L’ultima Odissea. Il ciclo nel suo complesso affida i canti del poema omerico ad altrettanti protagonisti della cultura contemporanea, ognuno con il suo stile. Ogni serata ha una sua autonomia narrativa, ma si inserisce in un contesto più ampio che prevede la lettura di tutta la storia di Odisseo. Lo spettacolo si tiene in piazza Davide Gagliardo, dove si affaccia il Museo Marinaro Tommasino-Andreatta, fondato nel 1977, nell'antica Casa Gotuzzo a Chiavari, da Franco "Mario" Tommasino e da Ernani Andreatta. La piazza per quasi due secoli è stata chiamata Ciassa dei Barchi, perché oltre duecento velieri oceanici sono, chiamati in gergo chiamati in barchi, sono stati costruiti proprio lì, nell’antico cantiere navale Gotuzzo.

 

Questo è il racconto che affrontano Riondino e Vergassola.

Che il viaggio non sarebbe terminato con l’arrivo a Itaca, Odisseo lo sa bene da quando, nel regno dei morti, ha incontrato Tiresia, al nono canto. L’indovino cieco glielo ha predetto: dovrà, dopo la strage dei pretendenti, rimettersi in cammino, per terra questa volta, lontano dal mare, portando sulla spalla un remo, come una croce, come un’espiazione.

La meta non avrà le coordinate precise che individuano Itaca sulla carte nautiche. Ma quando Odisseo sarà così lontano dal mare che, al suo passare, la gente scambierà il remo per un ventilabro allora sarà giunto alla fine delle sue fatiche. Potrà fare sacrifici agli Dèi e tornare in patria. Questo viaggio per terra è una seconda Odissea a cui Omero allude e che con molte probabilità è pure esistita in forma orale e scritta ma di cui le tracce si sono perdute. Riondino e Vergassola da lì partono, dai patti di pace, che chiudono i ventiquattro canti dell’Odissea che conosciamo e ci trasportano in un’altra Odissea tutta immaginata, enigmatica e misteriosa e forse mai scritta se non l’immaginario di ognuno di noi. Ovviamente, come è nel carattere di Riondino e Vergassola, con ironia, intelligenza, irriverenza.

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